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Le Fortezze Medicee di Cosmopolis all’ombra di Palazzo Vecchio

Un sottile filo rosso che unisce Firenze a Portoferraio ovvero l’importanza delle fortificazioni di Cosmopolis per la politica espansionistica di Firenze.

Visitare Palazzo Vecchio comporta il calarsi in una nuova dimensione a ritroso nel tempo, fatta di odori e sensazioni uniche e oramai dimenticate; l’odore delle strutture lignee, il freddo contatto con la pietra forte fiorentina, il caldo dei pavimenti in cotto consunti dal continuo calpestio per centinaia di anni; gli innumerevoli corridoi poco illuminati a contrasto con le immense e maestose sale che un tempo accoglievano gli uomini di potere; i sotterranei odoranti di muffa che attraversano le odierne piazze e piazze che circondano il palazzo; insomma un mondo del passato inserito nella modernità.

Se visitarlo vuol dire tanto, come potrei mai far capire cosa si prova lavorando al suo interno cercando di prendersi cura di “lui” giorno per giorno seguendo le orme dei nostri predecessori utilizzando la regola dell’arte di un tempo ormai perduto. Che emozione unica salire gli scaloni vasariani, attraversare il salone dei cinquecento per poi giungere alle antiche cucine di palazzo (dove si dice sia stata cucinata la prima bistecca alla fiorentina) sede dell’ufficio: Fabbrica Palazzo Vecchio – Ufficio Belle Arti; un sogno per un architetto come me specializzato in restauro e conservazione dei beni architettonici.

La Fabbrica, come specifica magistratura, nasce nel 1446 con il nome “Opera di Palazzo Vecchio” ed è chiamata ad occuparsi unicamente del palazzo; è impegnata in complessi e costosi interventi di monitoraggio e di manutenzione al fine di conservare lo stabile e ridurre al minimo gli interventi di restauro spesso troppo invasivi e economicamente svantaggiosi.

Palazzo Vecchio o della Signoria, fu realizzato quale sede dei priori delle arti.

La porzione più antica del palazzo, opera di Arnolfo di Cambio, iniziata nel 1299 e terminata nel 1314, fu edificata con l’impiego di enormi blocchi di pietra forte fiorentina ed è divisa in tre piani da sottili cornici sulle quali trovano alloggio bifore trilobate incorniciate da arcate a tutto sesto. Un ballatoio con i nove stemmi del Comune di Firenze è posto a coronamento del Palazzo. In facciata spostata sulla destra e datata 1310, si trova la torre a sezione rettangolare alta circa 90 mt., terminante con un ballatoio simile a quello di facciata ma con archetti ogivali, bifore rettangolari e merli di tipo ghibellino.

In alto la cella campanaria ad archi a tutto sesto, è sorretta da possenti colonne in muratura e coronata da archetti e merli.

Termina l’opera, una cuspide bronzea, risalente al 1453, sormontata da un’asta gigliata con leone rampante quale emblema della potenza della città di Firenze.

Dal 1343, e per oltre due secoli, furono avviati ampliamenti avvenuti prevalentemente per assimilazione e trasformazione del tessuto urbano preesistente, inglobando strade, torri, logge, case e palazzi.

Nel 1495, per opera del Cronaca sotto l’influenza del Savonarola, quando fu realizzato il Salone dei Cinquecento, su via de’ Gondi, oggetto di una nuova sistemazione da parte del Vasari tra il 1540 e il 1543; nel 1549, quando avvenne una revisione complessiva dell’architetto Battista di Marco del Tasso (succeduto nel 1555 al Vasari) in vista dell’ingresso della famiglia ducale nel palazzo, avvenuto il 15 maggio 1540.

Durante i secoli, il palazzo fu sede prima del priorato poi della signoria. Cosimo I de’ Medici vi dimorò fino al 1550 e suo figlio Francesco finchè non divenne principe.

Da questo momento si trasferirono, così come i successori, a Palazzo Pitti onde il nome di Palazzo Vecchio.

L’isola d’Elba è ovviamente in quegli anni sotto l’influenza della signoria fiorentina ed il Granduca Cosimo I de’ Medici consapevole dell’importanza strategica che l’isola riveste nel Mediterraneo, è intenzionata ad acquisire la signoria di Piombino ed ad edificare una nuova città sui resti della Fabricia romana e della Ferraja medievale; la fondazione di Cosmopolis, l’odierna Portoferraio, segna così un momento fondamentale per la realizzazione di uno stato regionale.

Per costruire la città di Cosmopolis nell’Isola d’Elba Cosimo I elabora un piano complesso suddivisibile in due parti: occupare con un forte campale una posizione dominante nel porto naturale del ferraio; costruire la città fortificata vera e propria.

Nel 1548 Cosimo è autorizzato dall’imperatore Carlo V all’esecuzione del forte provvisorio anche come protezione contro le scorrerie dei turchi ottomanni di solimano il magnifico.

Le opere campali sono affidate a Pirro Colonna, Otto di Montagnuto e Giovan Battista Belluzzi.

A loro si deve il tracciato planimetrico delle opere sui colli che prendono il nome della stella e del falcone.

L’ideazione e la realizzazione della città spetta però a Giovanni Camerini, che Cosimo invia i primi di giugno sul cantiere in sostituzione di Belluzzi.

Nel 1581 Portoferraio ha 653 abitanti in 150 case di abitazione.

Nel 1590 gli abitanti diventano 1237 rimanendo invariato il numero di abitazioni.

La prima rappresentazione di Cosmopolis-Portoferraio è quella tecnico-progettuale del Camerini; la sua pianta trasmette la sensazione che egli abbia immaginato la nuova città stando su un colle dalla parte di mezzogiorno.

Racconta il Lambardi:

“dalla parte di mezzogiorno al finire della pianura di S.Giovanni distante da Cosmopoli un miglio e mezzo, che uno di terra, e l’altro di mare si innalza un colle non molto alto, ma così eminente, che scopresi da questo molto distintamente ogni e qualunque luogo, che pare riguardarsi in Cosmpoli”.

Tutto questo è perfettamente rappresentato in una pittura di Vasari nella sala di Cosimo I a Palazzo Vecchio, ecco il sottile filo rosso che lega Firenze a Palazzo Vecchio.

Nel 1548 il Duca aveva affidato al suo primo ingegnere la progettazione e la fondazione di Portoferraio, nell’Isola d’Elba, ma a poche settimane dall’inizio del cantiere, aveva dovuto rimuoverlo e sostituirlo con un più docile Giovanni Camerini, il quale diligentemente portò a termine la costruzione della nuova città fortificata assumendone l’intero merito.

Giorgio Vasari dipinse il tondo (1556.1559) nel quartiere di Leone X, la decorazione della sala di Cosimo I.

In questo tondo, ce ne sono 4 inseriti, è rappresentato Cosimo che visita le fortificazioni dell’Elba:

Il Duca con in mano il progetto indica con l’indice della mano destra la città fondata nel 1548, rappresentata con tecnica prospettica e a volo d’uccello, delimitata dalle cortine bastionate dei fronti di terra e di mare che si dispongono a ferro di cavallo intorno al porto, le strade a scacchiera, le fortezze del Falcone e della Stella, progettate e iniziate dal Belluzzi in alto, il molo sul mare con la torre e il forte della Linguella e le prime case all’interno costruite dal Camerini.

L’architetto toscano è la figura barbuta alla sinistra del Duca, che ascolta attento, dietro di lui sotto il cappello emerge il viso del segretario, Lorenzo Pagni, e in primo piano con in mano il contratto con la quale la città è denominata Cosmopolis, stà il provveditore di Pisa, l’eccellente Luca Martini; ai piedi del gruppo, Vasari fa spuntare con maliziosa ironia il faccione impertinente di Morgante, il vezzeggiato nano di corte.”

Giorgio Vasari, Cosimo visita le fortificazioni dell’Elba, olio su muro, 1556-1559, Palazzo Vecchio, quartieri monumentali, Sala di Cosimo I.

Dopo aver lavorato per diversi mesi nella Fabbrica Palazzo Vecchio ed aver visto con quanto amore e dedizione tante persone lavorano per la conservazione delle nostre radici ho solo il desiderio che lo stesso amore e la stessa dedizione possano essere ritrovate nella mia città affinchè quelle stesse radici possano essere vive per i tempi

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